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Clelia Vettrici è nata a Lomas de Zamora. A 14 anni è emigrata in Italia con la sua famiglia . Appassionata di viaggi cominciò presto a girare L'Europa, dove scoprì la sua gran passione per l'arte. Ha vissuto per qualche tempo a Neuchatel (Svizzera) a Londra e a Koln (Germania). Frequentò diversi corsi di ceramica e di pittura ad olio in Italia. Allieva del maestro Bellero da più di 4 anni ha esposto a:
I suoi quadri sono stati venduti in: Italia, Francia, Inghilterra, Svizzera, Argentina, Australia, Olanda. |
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"Se è vero che un artista propone se stesso nelle sue opere, Clelia Vettrici coglie perfettamente nel segno . Personaggio stravagante, estroverso, solare riesce a riprodurre nella violenza cromatica dei suoi dipinti la voglia quasi carnale ed ossessiva di vivere, vivere all'interno dei suoi fiori spesso simili a teste di medusa, sinuosi, provocanti, avvolti su se stessi quasi fossero spire animate. Riesce ad essere inquietante perfino nei suoi tramonti marini espressi in un non definito stile fra l'impressionismo e l'espressionismo, saturi di iridescenze violacee contrapposte provocatoriamente ad esplosioni materiche di rossi e gialli spatolati nelle loro tonalità primarie. Clelia non accetta imposizioni dettate delle regole o da canoni pittorici di maniera, esce dagli schemi e libera se stessa quasi con violenza buttandosi sulle tele con atteggiamento di sfida verso il mondo che la circonda e nel quale lei si sente compressa e limitata dalle infinite regole che vigono nella società umana. Occorre leggere le opere di Clelia entrando in esse per capire il suo io interiore oppure al contrario conoscere Clelia per entrare nelle sue opere". |
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Mario Bellero, Maestro di pittura |
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"I dipinti di Clelia Vettrici toccano con poesia, con felicità e con sentimento fiabesco le corde ora della pittura naive, ora dell'espressionismo, ora dell'astrattismo. C'è molta gioia di vivere e tutto quello che Vettrici esprime con la sua pittura reca costantemente il timbro e lo stupore di un sogno". |
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Dott. Pietro Paci |
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Il prevalere della ricerca cromatica ed un apparente disinteresse a deliberare anche approssimativamente un soggetto ben definito esprimono il desiderio di Clelia di comunicare il proprio intimo contrastato ottimismo". |
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Dott. Gerolomo di Tommaso |
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In
ogni momento particolare della vita, per gli animi veramente
sensibili, il ricorso all'espressione artistica assume un valore
morale e terapeutico, diventa quasi un'ultima spiaggia dove vanno
ad infrangersi onde interrogative e bisogni di approdare a
qualcosa che abbia il peso e la forza della vita. Queste
osservazioni sono necessarie al cospetto dell'opera di Clelia
Vettrici, la quale sembra porsi domande e, interrogando l'oracolo
dell'arte, cerca risposte restituendoci immagini mai gratuite,
con un lavoro che scaturisce da un'intima necessità espressiva;
dalla caparbia, ma anche fragile, volontà di fare i conti con se
stessa, e dirci, tutto il suo controverso e trepido amore per la
realtà che ci circonda. Le sue opere sono costruite con un
tessuto figurativo, ordito e tramato, a volte con linee che
delimitano e danno certezza alle campiture, altre volte sono
segnate dallo sfaldamento del colore in un pulviscolo di micro
pennellate dove i confini diventano più interiori. Talvolta il
lavoro sfocia in un'immagine romantica e visionaria, o che
richiama ad una forza espressionista con incursioni del Dada fino
alla moderna Transavanguardia. Appaiono e scompaiono morfemi che
si dilatano e si contraggono, dove si avvertono echi di Mirò,
Klee e Munch, non so quanto "orecchiati"
coscientemente, che creano una superficie affascinante ed
enigmatica. Forme, segni e colori che richiamano all'ancestrale,
all'atavico, all'archetipico. L'intreccio, il mescolamento,
l'accavallarsi della materia, rivela un profondo
dialogo/conflitto interiore, "Urlo", sofferenza
titanica che è solo del vero creatore di cose dell'arte, che ha
voglia di "scolpire" sulla tela l'abbozzo interiore
fino a farlo diventare immagine/altro di sé e lasciarlo a vita
autonoma in un ultimo gesto liberatorio. E' accattivante scoprire
nelle sue opere il puro gioco decorativo o lo zumare nella
materia a la ricerca dell'anima della realtà che ella riesce a
cogliere e a reinventare: allora il colore predomina puro,
raffinato o violento, rappresentando sulla tela malessere e
felicità. |
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Luca Fasano |
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La sua natura. Questo è quello che dipinge Clelia, le sue emozioni, la gioia cromatica che è dentro di lei, il "movimiento" come lei stessa dice:" io devo sentire le cose, ciò che mi circonda" e non le rappresenta in modo realistico, ma le porge con la semplicità grafica di una bambina che scopre ciò che sta dentro le cose. Non ama la superficie liscia, ma vuole toccare, sentire la ruvidità e così la ricrea sulle tele, le graffia, e le muove a rilievo con segni a pettine, ricche di esplosioni di colori, con onde fluttuanti trascinate da una musica latino-americana. Si diverte, con gioia ama il suo mondo interiore fatto di emozioni semplici e piacevoli. Il gesto è l'elemento principe delle sue composizioni cromatiche che sprizzano euforia e colpiscono l'osservatore con sature stesure di colore di fondo verde, cobalto e ocra su cui cadono a gocce lente e a sprizzi nervosi colori rossi, arancione e viola che entrano in colloquio apparentemente conflittuale a volte e tonale altre volte. Il colore è il suo intimo compagno di viaggio. Clelia dipinge dal 1995 per desiderio, per bisogno,per amore, per essere viva, in una società spesso distratta, occupata e non sempre attenta alle persone, quelle che ci sono accanto, le quali hanno dentro un mondo tutto da conoscere, un vulcano emotivo degno di essere esplorato e condiviso. Dalle composizioni astratte passa a volti espressivi, totemici di una grande forza primitiva che emergono dal suo immaginario più profondo con abiti e decorazioni fatte di perline e vetri colorati che evocano principi e guerrieri indo-americani. Sempre alla ricerca del nuovo il suo intimo bisogno è la ricerca dell'equilibrio, compositivo e cromatico, che consegue con l'uso dei colori intrapposti che si scontrano e si uniscono e si acquietano poi sulle superfici dei moduli quadrati e nelle composizioni multiple, dipinte sulla tela utilizzando pittura ad olio e colori acrilici. Nella decorazione della porcellana predilige motivi geometrici simmetrici che evocano la sua solarità. |
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Prof. Michele Falciani |
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Clelia ride. E la sua risata si spalma sulla tela, increspa la superficie del vetro, rapprende lo stucco sul pannello. Clelia ride. E ride perché non è consumata dalla tabe definitoria. Qual è il mio stile? Come posso chiamare questo impulso a manifestare i colori che ho dentro? Pittura materica, informale, art brut, pop, sono categorie che non appartengono al suo modo di avvicinarsi all'arte, anche se la contagiano, con quanta consapevolezza è difficile dirlo. Quel che è certo, è che nel percorso di Clelia Vettrici si è andato delineando col tempo una matrice via via più autentica e personale. Dagli inizi che orecchiavano laction painting (opportunamente abbandonata) Clelia ha, infatti, maturato più attenzione alla composizione formale e alluso del colore, con esiti di indubbio interesse. C'è tutto un mondo di gioioso stupore nelle opere che timidamente , e con quanti patemi, Vettrici, autodidatta, ma attenta agli stimoli e ai suggerimenti, mostra al pubblico. Quasi una inaspettata sorpresa a fronte delle molteplici possibilità della materia pittorica, densa, incisa, scalfita e modellata, ricoperta di nuovo colore e continuamente sottoposta a sperimentazioni. Vettrici non segue uno stile, ma subisce le fascinazioni. L'Oriente, inteso più come categoria dello spirito che come entità storico-geografica, ispira gran parte della sua produzione più recente. I vasi e le suppellettili, divertitamente kitsch, nelle dorature e nei colori caldi richiamano suggestioni di esotiche calligrafie. Le tele hanno impasti zuccherosi come dolcetti turchi, e dietro le grate formate da fili di stucco si respirano atmosfere da harem. Unica presenza figurativa le enormi teste di principi stranieri, una sorta di famiglia multietnica che unisce l'egizio e il pellerossa, dove il primitivismo della raffigurazione viene temperato dall'ironico utilizzo di perline e specchietti, alla Aldo Mondino. Clelia Vettrici deve molto alla propria attitudine umana, che coniuga innocenza e passione, ingenuità ed inaspettata capacità di osare, il tremore e la forza, il palpito e la caparbietà. Si fa presto a parlare di arte sincera e spontanea, immune da condizionamenti culturali, che risponde solo agli impulsi individuali, insomma naive. Clelia dimostra che per farlo, il naif, ci vuole qualcosa di più: bisogna avere il cuore puro. |
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Marina Cotelli |
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" I dipinti di Clelia Vettrici toccano con poesia, con felicità e con sentimento fiabesco le corde ora della pittura naive, ora dell'espressionismo, ora dell'astrattismo. C'è molta gioia di vivere e tutto quello che Vettrici esprime con la sua pittura reca costantemente il timbro e lo stupore di un sogno.” |
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Dott. Pietro Paci |
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